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Il Club Fitting secondo Lorenzo Vergari
Il Club Fitting PDF Stampa E-mail
Scritto da Lorenzo - Il Clubmaker   
Sabato 01 Ottobre 2011 13:24

 

IL CLUB FITTING? NE HO SENTITO PARLARE...

 

Il Club Fitting. Quante volte avete sentito questa parola? Ultimamente molto spesso. Molti di voi non nutrono alcuna curiosità verso questa recente pratica di analisi; molti altri invece l’hanno provata, chi in maniera interessata ed attenta, chi invece con intenzioni tutt’altro che appassionate.

La domanda più spontanea e più frequente è: ma cos’è il club fitting?

Le domande secondarie ma non meno ovvie sono:

-a cosa serve il club fitting?

-al mio livello di gioco, ho bisogno del clubfitting?

Rispondere il maniera “asettica” non è semplice.

Svolgo regolarmente la pratica di Clubmaker da diversi anni ormai, e la passione volta all’attrezzatura è sempre stata parte integrante del mio Golf.

Quello che ho scritto in queste pagine, è il mio personale pensiero riguardo al clubfitting in ogni sua forma, e lo pubblico con l’intento di spiegare realmente quanto e a cosa serve il clubfitting.

L’odierno mercato dell’attrezzatura è sconfinato e del tutto sregolato.

Partiamo dai prezzi: ad oggi - stagione sportiva 2011 - il prezzo dei materiali tecnici si è ridotto di quattro quinti rispetto a quindici anni fa. Fino alla metà degli anni ’90, i drive in titanio (al loro esordio) costavano circa un milione di lire (oggigiorno pari a mille euro). Adesso con duecento euro compri già un buon drive. Un set di ferri normali, in graphite, costava dal milione e mezzo fino ai quattro milioni di lire o più. Attualmente, con cinque o seicento euro ti metti in sacca una serie completa di ottimi forgiati in graphite.

Nota bene che i prezzi di quindici anni fa - sopra riportati - non erano per bastoni speciali, ma bensì per bastoni da pro-shop...quelli di “largo” consumo per intenderci.

A cosa è dovuto questo cambiamento? E’ ovvio che - visto l’incremento dei praticanti - i numeri di produzione sono aumentati portando una sensibile riduzione al costo del prodotto finale. Ma non è solo questo.

Sempre quindici anni fa, non esistevano tutti i produttori e i commercianti di attrezzatura che invece troviamo oggi. La concorrenza era più ridotta e molto meno spietata; la corsa era al rialzo. Diciamo che, come sempre accade, le poche case produttrici facevano un po’ “il bello ed il cattivo tempo”.

Ciò non toglie che comunque i prodotti sono sempre stati di buona qualità. Possiedo ancora dei bastoni che tuttora sono integri, giocabili ed esteticamente attuali.

Già, la qualità. Pensiamo un attimo alla qualità di un moderno set di ferri da duecento euro. Come può esistere un set di ferri ad un simile prezzo, nella stessa epoca in cui ne troviamo anche da mille? Non c’è bisogno che vi dica che la differenza sta solo nella qualità del marchio. Ma già che ci sono vi rivelo che - in realtà - anche l’attuale set di ferri da mille euro ha un rapporto qualità prezzo devastante.

Ho giornalmente in riparazione bastoni venduti per eccellenti.

Un bastone da golf eccellente non dovrebbe essere riparato dopo solo un anno.

Innumerevoli volte ho re-incollato la testa parzialmente lasca a legni e drivers, molte volte ho raddrizzato grips montati male, molte altre ho accorciato o allungato bastoni fuori misura. Poco tempo fa ho acquistato per me un drive nuovissimo; appena arrivato lo guardo e lo maneggio un pochino fino a scoprire che alla minima pressione sulla pipetta, questa è scivolata lungo lo shaft allontanandosi dalla testa di alcuni centimetri. Questo è un drive acquistato dal canale di importazione ufficiale e del valore di 400 euro!

Quotidianamente, mi accorgo che i prezzi diminuiscono di pari passo con la qualità.

E’ vero, la scelta oggi è più vasta e il primo step dei prezzi risulta molto più abbordabile; questo - come detto - per via della partecipazione sempre più attiva delle marche improbabili che “regalano” l’attrezzatura. Le case che forniscono un prodotto di qualità medio-alta, si trovano però a dover fare i conti con quella che è oggi la “corsa al ribasso”. I produttori come la Mizuno, la Titleist e la Ping (da sempre sinonimo di qualità, competitività nonchè assidua e costante presenza sul mercato) sono costretti a limitare la qualità ed il controllo dei loro prodotti per potersi “allineare” ai valori di mercato.

Alla luce di queste premesse, vi domando: qual’è il modo migliore, oggi, per distinguere il proprio articolo in maniera credibile? Cosa può dare un valore diverso alla nostra attrezzatura ormai sempre più dozzinale?? Il Clubfitting.

Il “prodotto” che di questi tempi viene sempre più menzionato è IL BASTONE SU MISURA.

Le tre parole quali “bastone su misura” esprimono di per loro un concetto assolutamente assurdo ed insignificante. Bastone su misura? In che senso su misura? Sulla misura del mio swing? Sulla misura dei metri che faccio con il ferro 7? Sulla misura della velocità della testa del mio driver??

La lunghezza o il tempo del mio swing, i metri che faccio con un dato ferro, la velocità della testa del mio bastone sono misure mediamente variabili. Come può esistere un bastone con specifiche fisse che si adatta a parametri discontinui?

Una scarpa può essere su misura, perchè si presume che il mio piede - una volta raggiunta una certa età - difficilmente cambierà le sue misure ed il suo modo di muoversi. Un bastone da golf è già più difficile che possa essere su misura nel tempo.

In questo senso, io sono completamente d’accordo con chi viene da me dicendo: “Ma tanto io gioco male (quindi tiro una volta di qui e una volta di là), a cosa mi serve un bastone su misura? Io non credo nel clubfitting.”

Adesso vi spiego perchè sono d’accordo con chi non crede nel clubfitting.

Come potete immaginare, sono piuttosto informato su come avvengono tutte le sessioni di fitting pubblicizzate e svolte nel nostro paese.

Il cliente entra prima di tutto in un negozio. Dopodichè, un tecnico (competente o meno, non entro nel merito) sottopone il golfista ad una serie di prove al simulatore. Una serie di prove vuol dire diversi colpi con diversi bastoni. Bastoni con - sulla carta - diverse caratteristiche.

Questo simulatore sputa una serie di dati grazie ai quali il tecnico trae il verdetto. Seguono prove dinamiche del Lie e misurazioni antropometriche (credo).

Alla fine, il set di ferri su misura per il giocatore, è appoggiato alla rastrelliera lì vicino o giace in qualche sacca nello show room. Il cliente lo compra ed è convinto che quei ferri porteranno un beneficio al suo gioco. Perchè? Perchè l’ha detto l’analizzatore e anche il tecnico. Perchè sono su misura.

No.

Recentemente ho avuto la fortuna di conoscere uno dei pochi importatori e rivenditori di analizzatori per clubfitter. Era tempo che valutavo la personale necessità di testare e di farmi mostrare come funziona uno di questi analizzatori. Questa persona ha avuto l’estrema cortesia di farmi provare una primizia nella categoria degli analizzatori portandolo in sede da me. Un computer per l’analisi del colpo di ultimissima generazione, del costo di una automobile.

Io non ero scettico, anzi, ero fiducioso e molto incuriosito da quello che stavo per fare.

Ero ben disposto; pronto e speranzoso di imparare qualcosa che ancora non sapevo.

Invece, ahimè, ho avuto una grossa delusione. I dati riportati da questa macchina indicavano per la maggior parte parametri a me identificabili anche a occhio nudo. Quel paio di parametri interessanti e non visibili all’occhio umano, invece, sarebbero utili solo se il fitting venisse fatto ad un grande campione. Ad esempio, sapere con quale shaft la pallina fa 5 metri in più o in meno di rotolo è rilevante solo ad altissimi livelli; inoltre è un dato affidabile solo se i colpi vengono tirati da un giocatore che fa quasi sempre lo stesso swing, da un giocatore al quale la palla cade quasi sempre nello stesso posto, da un giocatore che la colpisce sempre nello stesso modo.

La maggior parte dei dati procurati tramite questi analizzatori, a me personalmente non servono a nulla. O meglio, mi servono ma non occorre un computer per rilevarli.

Da non sottovalutare inoltre l’affidabilità del computer in questione, che viene identificata e dichiarata dal produttore intorno all’80%.

Anche la difficoltà di lettura di questi dati è da non tralasciare. Bisogna essere veramente preparati per saperli interpretare in maniera corretta.

Valutiamo ora il fatto che i bastoni che vengono fatti testare al giocatore durante una sessione di prova, sono comunque attrezzi assemblati in maniera dozzinale e con scarsa qualità dei componenti. Aggiungiamo inoltre che il tecnico che dirige il fitting ha generalmente poca conoscenza della materia.

L’unica cosa che dà fiducia al giocatore sottoposto ai test, può essere quindi che il responso dell’analizzatore da un milione di dollari non può essere sbagliato!

Nessuno si farebbe consigliare l’attrezzatura adatta a lui da un esperto che non si avvale di una simile tecnologia; a meno che non abbia un’estrema fiducia in lui... [...?...].

I venditori di bastoni questo l’hanno capito, e hanno constatato che l’uso di una stanza corredata di analizzatori elettronici vari, è il miglior modo per “indorare la pillola”.

Io non sto mettendo in dubbio la bontà e la validità di questi analizzatori. Tecnicamente sono dei gioielli di tecnologia altamente evoluta. Io metto in dubbio la competenza di chi li usa e soprattutto lo SCOPO per il quale vengono usati.

Alla luce di questa grave affermazione, è indispensabile ora motivarla (anche se in parte l’ho già fatto). Abbiamo inteso infatti che, vista la vastità dei canali con i quali un golfista oggi può approvvigionarsi di attrezzatura, i negozianti hanno dovuto inventarsi qualcosa per sbarcare il lunario. Questo qualcosa è dunque il clubfitting.

Ho scritto questo articolo per dare un senso a questa pratica di analisi, e l’ho fatto - come avrete capito - con l’intento di mettere in guardia i poco informati ed esprimendo la mia personale comprensione verso chi invece non crede nel clubfitting.

Il fitting, condotto avvalendosi di ogni tipo di attrezzature, è molto utile solo se:

  • i bastoni usati per i test sono stati assemblati a regola d’arte da un clubmaker esperto;
  • chi conduce la sessione di prova è un tecnico ed un giocatore molto esperto;
  • la prova viene effettuata in un posto all’aperto dove si ha la possibilità di seguire tutto il volo della pallina;
  • a seguito delle prove, e a risultato delle stesse alla mano, chi confeziona il bastone lo fa personalmente ed artigianalmente, seguendo scrupolosamente le regole di assemblaggio e del clubmaking.

E’ importante (come già scrissi nell’articolo “AL MICROSCOPIO: ATTREZZATURA DA GOLF”) analizzare al meglio le caratteristiche del giocatore, ma per ottenere un prodotto veramente valido (che quindi è in grado di dare un minimo di beneficio) bisogna affidarsi a persone che il bastone lo assemblano a mano ed in maniera professionale, cercando di utilizzare componenti di alta qualità.

Non ha alcun senso fare mille analisi iper tecnologiche se poi viene consegnato al cliente un comune prodotto da scaffale.

Esistono componenti dei bastoni da golf che la maggior parte dei giocatori neanche conosce; esistono prodotti che possono dare vita a combinazioni nettamente più performanti di quelle comuni.

Provare un bastone. Provare un bastone non vuol dire tirare contro una rete di fronte ad un “launch monitor”.

Se il giocatore ha dei dubbi su quale shaft mettere al proprio drive, nel momento in cui decide di cambiarlo deve avere la possibilità di provarlo seriamente. Lui stesso non vede l’ora di impugnarlo sul tee-shot e vedere quanto lunga e quanto dritta riesce a tirarla con uno shaft diverso dal suo.

Per trovare il bastone giusto, spesso bisogna provarlo in campo; provarlo nel posto dove  - alla fine - il giocatore dovrà avere fiducia nel suo attrezzo nuovo.

Un piccolo aneddoto e poi concludo.

Pochi mesi fa, ad un giocatore ho assemblato un bel drive. Lo prova per qualche tempo e, entusiasta del suo nuovo attrezzo, decide di comprarlo. Mi richiama dopo un paio di settimane dicendomi che il drive gli ha trasformato il gioco in meglio...era realmente e sinceramente contento.

Poco tempo fa, mi telefona e mi dice quanto segue:

“Oggi degli esperti sono venuti al circolo a fare un demo day, e mi sono fatto analizzare con il drive. Il monitor ha detto che a me serve un drive regular e quello che mi hai fatto tu è stiff. Lo vorrei cambiare.”

E’ sconcertante quanto le macchine riescono a prevalere sull’uomo.

Questo è solo uno dei tanti casi, ma ci fa capire quanto siano fuorvianti le pratiche di analisi. Pratiche che invece dovrebbero fare chiarezza...e invece fanno solo business.

Le pratiche di assemblaggio migliori, i tecnici più qualificati, la commercializzazione dei componenti di alta qualità...sono ancora un miraggio nel nostro piccolo mondo golfistico.

A noi arrivano un centesimo delle informazioni riguardanti l’attrezzatura; personalmente sono dispiaciuto di questo perchè - come potrete immaginare - nel mio piccolo sono molto curioso ed appassionato.

Si è mosso qualcosa negli ultimi anni, qualche piccolo accorgimento è giunto a colorire le nostre sacche...ma il poco che c’è, è ancora troppo commerciale.

Per fortuna qualche appassionato di attrezzatura che varca la mia soglia con la voglia, la curiosità e la pazienza di ascoltare c’è...anzi ce ne sono sempre di più.

Credo nella mia passione, credo fortemente nell’efficacia (per altro constatata) del clubmaking e credo nell’evoluzione. Giornalmente ho prove di quanto è possibile migliorare i nostri bastoni.

Ora i clubfitters che leggeranno questo articolo, sanno che c’è qualcuno che ne sa più di loro...e che magari guarda all’attrezzatura “su misura” con la giusta dose di scetticismo.

Lorenzo Vergari

 

 

 

 

 

Ultimo aggiornamento Sabato 15 Ottobre 2011 09:56
 

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